Ciao Stephen!

Estate 1980, il mio Papà per l’ennesima volta mi “accompagnò”, come farà sempre sino alla fine dei sui giorni, ahimé arrivata troppo presto, alla conquista dei miei sogni!

Un telescopio! Questo era il mio sogno, sogno di un bambino che per qualche strano motivo (la spiegazione del perché l’ho capita molti anni dopo, ma questa è un’altra storia!), dicevo che per qualche strano motivo veniva attratto dalle luci del cielo: le Stelle!

Così è iniziato con Papà “il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora…”. Un viaggio di sorprese, di angosce e di immense gioie allo stesso tempo. Di speranze racchiuse in semplici momenti vissuti sotto il cielo stellato a vagabondare con la mente insieme a mio Padre.

Da lì a qualche hanno avrebbe fatto ingresso tra i miei “mentori”, attraverso i suoi scritti, Stephen Hawking.

Di lui mi colpì un’affermazione che mi sorprende ancora… o forse no!

A domanda rispose: “… no! Non è un grave problema la mia condizione fisica minata dalla malattia, poiché per fortuna sono un Fisico Teorico e tutto ciò che mi occorre è nella mia mente…”

Ogni volta che ci penso riaffiora sempre il ricordo di un racconto letto su una rivista di astronomia agli inizi degli anni ’80 dove un uomo puntualmente ogni notte osservava il cielo, aveva il potere di far scomparire, di volta in volta, questa stella, quella nebulosa o galassia, un pianeta, le comete… sino a quando fece scomparire l’ultimo oggetto celeste. Quella notte, quell’uomo era riuscito a trasferire nella propria testa l’intero Universo. Così finalmente andò a dormire sereno!

Ciao Stephen, aspettami (speriamo la tua attesa sia lunga..è!) nei pressi di quel Buco Nero, vicino all’orizzonte, dove poi ci immergeremo! Tu troverai le risposte, io sicuramente mio Padre ad attendermi per un sogno ancora!

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